Monday, November 26, 2007

Su Naomi Klein in quanto persona e su No Logo in quanto libro.

Dunque, in questi giorni ho incominciato, dopo una caccia serrata in varie librerie (il discorso librerie bisognerebbe ampliarlo in un secondo momento, anche se in realtà è lo stesso discorso che potrei fare a riguardo dei negozi di dischi da grande distribuzione, anche se con diversi argomenti), ho finalmente trovato No Logo di Naomi Klein in una favolosa edizione priva della grafica che l'ha reso famoso e "logabile".
E ciò che mi ha spinto a volerlo leggere è innanzitutto la ormai "passatezza" del libro come bibbia del movimento antiglobalizzazione e del movimento stesso, morto ora come sono morti i girotondini, i No Tav, i V-dayers e compagnia bella (ma anche questo discorso necessiterebbe di un post tutto suo).
Perchè se un libro perde il suo status di modaiolità e il suo movimento, resta solo un libro e leggerlo quando perde ogni fascino risulta a me fascinoso.
Eppoi perchè Naomi Klein è moooooooooooooooooooolto carina, proprio un fiorellino simpatico e non retorico, con i suoi occhialini da lettrice assidua e i suoi capelli tinti malamente in casa.


Mia sorella Valentina mi ha accusato di essere uno che giudica un libro non dalla copertina, ma dalla gonnella che lo scrive.
Ed un pò è vero, un pò no.
Se fosse vero vero, avrei la casa piena di libri di Isabellona e di quelle giovani autrici giapponesi e cinesi che raccontano di ragazze che si prostituiscono in tutte le maniere o di loro stesse che mercificano il loro corpo per comprarsi dei vestiti o roba simile.
Insomma, ecco.

Resto comunque in attesa della versione italiana dell'autobiografia della donna Yakuza di cui ho letto qualche mese fa sulla Repubblica.
O sul Corriere, forse...

1 comment:

Luk il bolzanino said...

ma è più casalinga di Bridget Jones nella prima mezz'ora del film! aiuto...