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Monday, January 19, 2009


Mente dissociata
In questi giorni mi sto innamorando della scrittura di Mary Flannery O' Connor, con i suoi personaggi grotteschi ma eroici, della sua America del sud sporca ma vitale, della sua religiosità potente ma non stucchevole.

In questi giorni sto sentendo a ripetizione Burzum.
Che sarà pure un assassino, ma è bravo, molto.
La sua My Journey To The Stars sta diventando una sorta di personale inno, che mi fortifica ogni volta che l'ascolto.

Amo avere stimoli completamente opposti.
Nel mezzo sta il senso.

(nella foto: Burzum. The image is used only for illustrative scope. La mia continua ricerca musicale mi sta portando in territorio black metal...)

ps: ringrazio di cuore le mie due nuove Followers! A volte non scrivo perchè sono depresso e perchè so che tanto non mi legge niuno, quind, beh...grazie davvero... 



Wednesday, October 01, 2008

Raccontami una storia

Sto leggendo reticente "La solitudine dei numeri primi".
Mi è stato regalato da mia sorella Marilisa perchè, sentendone parlare, aveva ben pensato trattasse argomenti da me graditi.
Ed infatti la ringrazio del pensiero, unica cosa che mi tiene ancora legato alla lettura di detto tomo.
Ma non è del libro, che voglio parlare, perchè non voglio avere denunce.

La sera, quando torno a casa stanco(?) da una giornata di lavoro intenso(?), passo delle ore a raccontare a mia sorella Valentina cosa succede negli splendidi(?) capitoli di suddetto libro.
Di Fabio che butta addosso il riso a sua moglie.
Di come Mattia si divincola dall'abbraccio della donna che ha appena stortellato.
Di come ogni personaggio di sesso maschile si masturba per uno a caso dei due protagonisti.
E lei ride.
Ed io pure.
E ridiamo quasi di più di quando citiamo lo splendido "Alice nel paese dei Busi" (versione di una rinomata casa editrice di "Alice nel paese delle meraviglie" tradotta dal buon Aldone).

Monday, September 08, 2008

Fumetti del momento.

Mi capita di leggere Devilman di Go Nagai e non trovarci violenza, ma acuta disperazione.
E mi capita di leggere Hellboy di Mike Mignola, dopo aver consumato in meno di due settimane i due film, e di trovare la poesia proprio nelle storie non descritte nei film, soprattutto nelle parti in cui strani personaggi intonano strane lingue e non è ben chiaro quello che sta succedendo o succederà.

Oggi dovrei lavorare.
Il condizionale è d'obbligo, perchè non è mai detto che si lavorerà finchè non si lavora per davvero.
Ultimamente sto lavorando troppo assai....

Monday, November 26, 2007

Su Naomi Klein in quanto persona e su No Logo in quanto libro.

Dunque, in questi giorni ho incominciato, dopo una caccia serrata in varie librerie (il discorso librerie bisognerebbe ampliarlo in un secondo momento, anche se in realtà è lo stesso discorso che potrei fare a riguardo dei negozi di dischi da grande distribuzione, anche se con diversi argomenti), ho finalmente trovato No Logo di Naomi Klein in una favolosa edizione priva della grafica che l'ha reso famoso e "logabile".
E ciò che mi ha spinto a volerlo leggere è innanzitutto la ormai "passatezza" del libro come bibbia del movimento antiglobalizzazione e del movimento stesso, morto ora come sono morti i girotondini, i No Tav, i V-dayers e compagnia bella (ma anche questo discorso necessiterebbe di un post tutto suo).
Perchè se un libro perde il suo status di modaiolità e il suo movimento, resta solo un libro e leggerlo quando perde ogni fascino risulta a me fascinoso.
Eppoi perchè Naomi Klein è moooooooooooooooooooolto carina, proprio un fiorellino simpatico e non retorico, con i suoi occhialini da lettrice assidua e i suoi capelli tinti malamente in casa.


Mia sorella Valentina mi ha accusato di essere uno che giudica un libro non dalla copertina, ma dalla gonnella che lo scrive.
Ed un pò è vero, un pò no.
Se fosse vero vero, avrei la casa piena di libri di Isabellona e di quelle giovani autrici giapponesi e cinesi che raccontano di ragazze che si prostituiscono in tutte le maniere o di loro stesse che mercificano il loro corpo per comprarsi dei vestiti o roba simile.
Insomma, ecco.

Resto comunque in attesa della versione italiana dell'autobiografia della donna Yakuza di cui ho letto qualche mese fa sulla Repubblica.
O sul Corriere, forse...

Monday, July 02, 2007


Su Peter Pan & Wendy

Ieri mi è capitato in mano Peter Pan e Wendy, secondo capitolo (forse) del Peter Pan che mi è tanto piaciuto per la scrittura piacevolmente confusionaria e per il massimo rispetto di ogni singolo personaggio, anche il più infinitesimale.
E quella scrittura l'ho ritrovata intatta in questo, con la solita mescolanza di fantastico e reale, con la solita poesia.

Molto spesso trovo mediocri libri considerati capolavori.
Peter Pan è come un bel segreto, da condivere con pochi.
Ed io ora, ancora, lo condivido con voi.
Setacciate le librerie!

(nella foto: I 3 Inches Of Blood e il loro produttore, il mio amatissimo Joey Jordison. The image is used only for illustrative scope. Ovviamente è fuori contesto, ma non importa...)